Si è introdotta piano piano, ma sta già mostrando i suoi effetti: è la rivoluzione della connettività, come viene chiamata da qualcuno. All’inizio fu il Cluetrain Manifesto (1999) a preconizzare questa rivoluzione. Successivamente, e soprattutto con lo sviluppo dei social network dal 2006 in poi, furono Chris Anderson, Erik Qualman, David Meerman-Scott e soprattutto Seth Godin a fornire le basi della rivoluzione che ci sta investendo (tutte le citazioni riportate sono dal blog di Seth Godin).

Il succo di questa rivoluzione sta nel fatto che grazie alla rete (internet, web, ecc.) i cittadini sono tra di loro connessi in tempo reale e, quindi, non svolgono più un ruolo passivo nella produzione e distribuzione dei beni e dei servizi, ma diventano soggetti attivi (viene coniato addirittura il temine Prosumer, Producer + Consumer) in grado di contrastare i brand e i media nella comunicazione (target, audience, ecc.).

1024px-Global_revolution_donostia_01.jpgQuesta che sembra una semplice rivoluzione nella comunicazione in realtà presenta alcune caratteristiche d’impatto nell’economia a livello generale:

  • L’intero ciclo economico e gestito in tempo reale;
  • La produzione non è più di massa, ma è piuttosto una massa di produzioni di nicchia;
  • Il talento unito alla realizzazione immediata dell’idea conta più della negoziazione tra capitale e lavoro;
  • Il parere dei consumatori conta più della pubblicità.

In questa rivoluzione alcune industrie tendono a scomparire o a cambiare radicalmente (editoria, informatica, turismo), di certo scompare il patto tra lavoro a vita e corporation intimamente legato alla produzione di massa, dove la parcellizzazione e il costo più basso erano i fattori critici di successo. Oggi sempre di più l’autenticità, la unicità, l’esperienza dell’utente sono i fattori critici, fattori legati intimamente al fattore umano, il talento.

Come dice Seth Godin “a revolution: it destroys the perfect and enables the impossible” (una rivoluzione: distrugge la perfezione e rende possibile l’impossibile). Quanti di voi avrebbero scommesso 10 anni fa su Apple rispetto a Microsoft? Quanti avrebbero immaginato che proprio le Banche e la Finanza avrebbero, con la loro crisi, distrutto paesi interi? Per questo bisogna capire che “If you are in love with the perfect, prepare to see it swept away. If you are able to dream of the impossible, it just might happen” (se siete innamorati della perfezione, preparatevi ad essere spazzati via. Se siete in grado di sognare l’impossibile, potrebbe accadere).

Siamo solo all’inizio e di questa rivoluzione ne possono approfittare i più piccoli, soprattutto le imprese più piccole. Attraverso i nuovi paradigmi di questa rivoluzione possono produrre meglio, distribuire meglio e comunicare meglio. Su ciò che questa rivoluzione potrebbe produrre nella produzione (la cosiddetta internet delle cose) si è svolto recentemente un convegno a Roma a cui a partecipato Chris Anderson e a cui rimando per gli approfondimenti.

Da professionista appassionato di marketing ho scritto, anche su questo blog, di come sviluppare una consistente strategia di marketing utilizzando i paradigmi della comunicazione nata da questa rivoluzione. Voglio aggiungere solo due cose:

  • Il marketing va fatto subito è la cosa da cui partire. Seth Godin ha detto, infatti che “In the Mad Men era, we added marketing last. Marketing and advertising were the same thing, and the job was to promote what was made. In the connection era, the marketing is the product, the service and most of all the conversations it causes and the connections it makes. Marketing is the ’first’ thing we do, not the last.” (nell’epoca di Mad Men, dal nome della famosa serie televisiva Americana che racconta la nascita della pubblicità, si faceva marketing alla fine, del processo produttivo. Marketing e pubblicità erano la stessa cosa e il lavoro era promuovere ciò che era stato costruito. Nell’era della connessione, il marketing è il prodotto, il servizio e soprattutto le conversazioni che causa e le connessioni che genera).
  • Siamo già in competizione con tutto e con tutti. 40 anni fa, all’epoca di Mad Men, i prodotti erano pochi e pochissimi venivano promossi in TV. Bastava essere la migliore opzione disponibile. Oggi i prodotti sono milioni e nell’epoca di Google bisogna essere l’opzione migliore, punto, ovvero, dal punto di vista del consumatore la migliore opzione per me adesso! Per fare ciò non basta promuoversi, ma bisogna raccontarsi, fare in modo che i consumatori prendano nuove decisioni basate su nuovi argomenti e informazioni.

Non fare questo espone le nostre imprese alla strategia da ultima spiaggia nel marketing, la strategia che porta irrimediabilmente alla fine dell’impresa perché svaluta i nostri prodotti o servizi a commodity: puntare al prezzo più basso. E voi siete pronti a beneficiare di questa rivoluzione?

[Foto: di Joxemai (Own work) su Wikimedia Commons. Per maggiori informazioni qui]

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