Seleziona una pagina

 

hashtag #gtjumps by Giulio Tolli

Giulio Tolli in un #gtjumps

Le strade di un hashtag ci portano a destinazioni impreviste e a volte affascinanti. […] Un hashtag vive nelle reti sociali, è una parola o una frase (senza spazi) che serve per fare ricerche, per seguire una conversazione e per definire l’agenda della conversazione in un dato momento e in un dato luogo. […] Un hashtag è sempre di per sé un segnale d’#umore.” [Giuliana Laurita, 2012].

Hashtag nasce su twitter che ne da la seguente definizione: “il simbolo #, denominato hashtag, viene utilizzato per contrassegnare parole o argomenti chiave in un Tweet. È stato concepito dagli utenti Twitter come metodo per categorizzare i messaggi.” In realtà un hashtag è ormai molto di più, non solo perché si è diffuso su tutti i network sociali (inclusi i sistemi di messaggistica, tipo whatsapp), ma soprattutto perché è lo strumento chiave per allargare gli orizzonti di comunicazione oltre la nostra rete. Prendiamo ad esempio #masterChefIt o #xfactor che vengono usati da milioni di persone ben oltre gli spettatori della trasmissione e ben oltre i follower degli account ufficiali.

Legarsi ad un hashtag che tira è un buon modo di farsi notare, ma il vero successo è riuscire ad imporre un proprio hashtag che diventi popolare. Come fare? Le ricette sono tante e pochi ci sono riusciti, soprattutto in Italia. Per darvi testimonianza diretta di chi c’è riuscito, ho intervistato Giulio Tolli, una persona non il rappresentante di un impresa, perché la sua esperienza possa essere utile a tutti noi. Giulio Tolli ha inventato un hashtag (#gtjumps) per condividere i #jumpstagram, hashtag usato per le foto con i salti dalle comunità degli #igers in tutto il mondo (“igers” è il termine breve per indicare “instagramers” cioè tutti gli iscritti ad instagram; i gruppi di Instagramer nel mondo sono circa 300 e in continua crescita).

Ho conosciuto Giulio Tolli alla presentazione a Eataly di Roma del libro di @aduavilla #vinorossotacco12 in cui gli#igers erano protagonisti con hashtag #vinopop. Giulio era con il presidente degli Igers italiani Ilaria Barbotti, presente all’evento per la designazione dei vincitori del contest. Di seguito l’intervista che ho fatto a Giulio Tolli.

Chi è Giulio Tolli?

Sono nato a Pescara in Abruzzo circa 24 anni fa, saltando la monotona e quasi banale vita da bimbo e adolescente finito il liceo scientifico ho intrapreso la carriera da futuro ingegnere studiando informatica all’università politecnica delle marche, ma forse non avevo deciso che sarei stato un ingegnere. Infatti, dopo i primi esami andati a meraviglia mi sono appassionato al mondo della fotografia, passione che coltivavo da sempre anche se fino a quel momento non la avevo mai scoperta fino in fondo.

In simbiosi con il mio smartphone ho cercato di unire utile e dilettevole, ma troppo spesso il dilettevole ha avuto la meglio e ancora oggi mi devo ancora laureare. In compenso però ho trovato nella mia passione una valvola di sfogo, un mondo a parte, creatività e soprattutto un mezzo per poter condividere quello che vivo, emozioni, storie, luoghi e personaggi attraverso le immagini.

Quali sono le tue passioni?

Portare avanti il mio sogno è quello che voglio dalla vita. Ostacoli a parte darò sempre il massimo per riuscire a conciliare al meglio quello che voglio con quello che devo, senza fermarmi un secondo. Per quanto riguarda le mie passioni ho da sempre praticato sport, qualsiasi esso sia, cosa che mi ha aiutato nel tempo trasformandomi in un ragazzo dinamico, sempre pronto ad andare avanti e mai ad arrendersi, diretto, esplosivo, estroverso e soprattutto curioso verso nuove esperienze da vivere al massimo. L’altra mia grande passione è appunto la fotografia alla quale mi sono avvicinato seriamente circa due anni fa comprando la mia prima Canon e iniziando a coltivarla in tutti gli aspetti della vita quotidiana tenendola sempre al mio fianco al pari dello smartphone del quale non mi libero mai. La fotografia per me non è solo una semplice arte, ma il modo di esprimermi più importante per trasmettere agli altri quello che penso e condividere momenti, fermandoli nel tempo e rivivendoli attraverso le immagini. La fotografia ci trasporta così in determinati luoghi dell’anima che difficilmente si possono descrivere tramite parole.

Stefano Accorsi mentre recita l'Orlando Furioso hashtag #igers

Stefano Accorsi mentre recita l’Orlando Furioso di Giulio Tolli

Come ti è venuto in mente di saltare?

I salti? Eccoci qua, tutta colpa di Taner (@tanergungor) che per la prima volta durante un instameet a Bari mi ha fatto conoscere questo ramo della fotografia. Appena scoperta questa forma di espressione ho pensato “perché non creare una storia dietro ogni #jumpstagram?” Così è partita la mia idea di voler saltare in ogni parte del mondo racchiudendo nello scatto non solo il “jump”, ma anche la storia che vi è dietro, come ad esempio un paesaggio, un luogo, una situazione o una persona. Il salto come evidenziatore, come elemento unificante di una storia che si vuole raccontare, una sollecitazione emozionale ad un luogo, un paesaggio o una persona.

Ho deciso di scegliere il salto soprattutto per non essere banale, ma raccontare qualcosa in modo più dinamico, stoppando realmente il tempo a quell’istante in modo più simpatico. Su questo posso esserne certo ogni volta che vengo fotografato mentre salto sento che l’atmosfera si fa più distesa e molto più felice come se fosse un gioco e per un attimo si dimentica tutto il resto, tanto che ho creato il hastag #jumpwithgt raccogliendo sulla mia pagina facebook i salti di sconosciuti in tutto il mondo che saltano con me, una sorta di linea invisibile che unisce tutti i miei “amici” jumpers.

Perché il salto è così virale e cosa c’è dietro un salto oltre un hashtag?

Il #jumpstagram è virale probabilmente perché è qualcosa di nuovo, qualcosa che diverte e soprattutto originale dando nel modo più diretto possibile la visione di qualcosa che altrimenti risulterebbe una banale e normalissima foto. E poi cosa c’è di più virale della gioia? Un salto è gioia. Un salto è contagioso. Un salto è un atto di libertà.

Per il futuro?

Per il futuro non ho progetti, non so se sia un bene o un male, ma amo vivere giorno per giorno senza avere troppi programmi da rispettare e soprattutto a cui sottostare, come i salti mi piace essere libero, istintivo e difficilmente so che smetterò di essere il Giulio di ora. Prendere o lasciare, io nel frattempo ci salto su sempre con il sorriso stampato sul viso e magari verrà il giorno in cui riuscirò a volare!

elba di Giulio Tolli hashtag #igers

Raccontare i territori con emozione tramite una foto dell’Elba di Giulio Tolli

Queste le parole di Giulio Tolli. Credo che il futuro di Giulio possa essere quello di cantastorie di territori. Già oggi come igers partecipa a molte iniziative di promozione territoriale e attraverso le sue fotografie racconta molto di quei territori. Certo è, che, grazie ai salti e allo hashtag #gtjumps, Giulio sia diventato un fotografo molto conosciuto anche all’estero. E voi cosa aspettate ad imitare Giulio? Iniziate a saltare, ma fatelo con un hashtag!

Giulio è su Facebook, ma soprattutto su instagram, come fotografo e come jumper.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailby feather