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In un mondo complesso, dominato dalle fake news e in cui l’insulto sembra essere l’unica risposta è possibile avere successo applicando gli atteggiamenti Lean, costruendo Trust attraverso shared Value. Non è una ricetta generale, ma il racconto di come io li abbia applicati insieme ad una serie di persone che con me condividono un iniziativa di successo.

Lean cobbler“Il calzolaio va in giro con le scarpe rotte” è un famoso proverbio (e un luogo comune) che serve ad indicare che un professionista tende a non applicare a sé stesso (o a chi gli è vicino) la sua arte. Un luogo comune sulla scarsa congruenza di molti professionisti (e su quanto poco credano agli effetti della propria arte).

Personalmente nella mia veste di consulente ho da sempre cercato di usare su di me (se possibile e sempre prima) ciò che proponevo ai miei clienti.

Perché farlo? Certo per una questione di congruenza (uso ciò che consiglio, sono credibile) e di marketing (se lo faccio io e tu mi chiami, funziona), ma soprattutto per verificarne l’efficacia.

Lo ho fatto come advisor di imprenditori (rischiando di mio un piccolo capitale nelle iniziative che consigliavo), lo ho fatto come marketer (promuovendomi usando proprio le tecniche che consigliavo ai miei clienti) e lo faccio oggi che mi occupo di strategia e modelli di business.

Per potersi muovere in questo mercato globale e competitivo bisogna aggiornarsi costantemente. Quindi negli ultimi anni ho appreso e consolidato nuove competenze (design thinking, Lean manufacturing and Lean startup, LEGO® Serious Play®, U.Theory) che mi hanno insegnato ad essere un facilitatore, oltre che un esperto, formatore e coach.

Queste competenze hanno anche rafforzato il convincimento profondo del ruolo essenziale degli aspetti sociali ed emozionali nelle pratiche di successo.

Nella mia pratica professionale ho utilizzato quasi sempre competenze e strumenti alla frontiera (tecnologica, organizzativa, di business, ecc.). Da questo ho imparato il valore del peer learning, ovvero ciò che possiamo apprendere dai nostri pari, persone simili a noi, che operano con gli stessi strumenti in diversi mercati o che fanno il nostro stesso lavoro con diversi strumenti.

Il punto critico in un percorso di peer learning è individuare i pari con cui intraprendere uno scambio attivo di idee ed esperienze. E questo non è facile. Non solo perché i pari sono spesso concorrenti (e sappiamo quanto sia difficile cooperare con i propri concorrenti), ma soprattutto perché l’apprendimento è esso stesso legato agli aspetti sociali ed emozionali della relazione con i pari.

Insomma non solo è difficile trovare calzolai disposti a raccontare ad altri calzolai le tecniche migliori con cui riparare scarpe e far sentire a proprio agio i clienti, ma tra questi pochi bisogna trovare coloro che non “vanno in giro con le scarpe rotte”. Aggiornarsi così rapidamente e in modo continuo è un percorso di crescita professionale, ma è soprattutto un percorso che cambia profondamente noi.

presencing absencing with valuesApplicare le tecniche a me e questo continuo aggiornamento hanno prodotto un profondo cambiamento anche nei miei riferimenti di business.

Stimolato dalla conoscenza dei campi sociali e dei cicli di absencing/presencing conosciuti frequentando lo U. Lab e i suoi “changemakers” e da un articolo di Otto Scharmer (il fondatore dello U. Lab) in cui applicava la teoria dei campi sociali al modo in cui Trump è stato eletto, ho iniziato a pensare (e ad applicare) un nuovo modello di business per la mia professione, un modello sostenibile democraticamente ed economicamente, capace cioè di generare reddito.

Mettere in pratica questo modello è (come spesso accade) avvenuto per caso. Con due colleghe abbiamo iniziato a collaborare condividendo pratiche (peer learning) e opportunità di business. Certo con loro è stato facile, tra di noi già condividevamo forti valori e il nostro livello di fiducia reciproca (trust) era già molto alto.

La nostra conoscenza reciproca ci ha fatto lavorare in modo lean, privo cioè di sovrastrutture di controllo. Non ci siamo imposti fee commerciali (una percentuale dovuta a chi tra di noi segnalava / possedeva l’opportunità). Questo spingeva ognuno di noi a contraccambiare l’opportunità ricevuta dall’altro.

Da statistico (e maniaco della validation) ho voluto misurare (mentre vivevamo questa esperienza) se questo approccio fosse efficace economicamente. Lo ho fatto tracciando i risultati di entrambi le opzioni: ho messo a confronto quanto avremmo guadagnato ognuno se avessimo basato la ns collaborazione sulle fee commerciali rispetto a quanto abbiamo guadagnato condividendo generosamente i clienti di ognuno. Non c’è stato paragone: il rapporto è 1 a 10 a vantaggio dell’approccio di condividsione.

Lo scorso anno ci siamo anche aperti ad altri colleghi ed inevitabilmente abbiamo dovuto definire un insieme di regole. Con somma sorpresa abbiamo scoperto come queste siano poche e “deboli” (lean, insomma). Al centro di tutto c’è la generosità e la reciprocità, valori forti, che guidano le poche regole  (lean, appunto) che sottostanno ai legami deboli tra noi, con, però, la presenza di un trust forte che si consolida con le nostre azioni.

Su tutto ciò è nato #brickdesign, un’iniziativa comune, lean e a valori e trust forti e condivisi, un inziativa per aggredire il ns mercato comune di riferimento.

Questo spirito di sviluppo del business basato sulle comunità tra pari lo abbiamo recentemente allargato anche fuori dai confini nazionali, con altri colleghi, con cui abbiamo iniziato a condividere pratiche e opportunità che ci ha portato ad incrementare e di molto le ns performance personali e la nostra qualità professionale.

Brickdesign è un modello locale. Può questo modello divenire modello di business a livello globale?

Pochi giorni fa ho letto un altro articolo di Scharmer che preconizza una società regolata dal presencing e che si basa su capisaldi analoghi alle nostre. Scharmer parla di economia basata sull’altruismo e l’ottimismo.

L’altruismo è alla base del business e della finanza.

Il più grande viaggio di trasformazione inizia con il modo in cui pensiamo all’economia. Lucy Peng, presidente esecutivo di Ant Financial, la più grande e preziosa fintech del mondo, mi ha fatto notare che “l’altruismo è l’intenzione originale di creare business e finanza. Altruismo e ottimismo sono le due forze principali che spingono in avanti la nostra civiltà”. Quell’idea, che l’altruismo è all’origine di tutta l’attività economica reale, a mio avviso detiene i semi per ripensare l’economia e rigenerare l’economia globale. Come ripensare e rimodellare la nostra economia è in discussione in molti circoli in questo momento, tra cui un’alleanza globale emergente di varie importanti iniziative di nuova economia con cui partiremo a partire dal prossimo anno (tramite il nostro hub multimediale u.lab / HuffPost in arrivo a marzo 2018).

Certo la praticabilità di una riorganizzazione dal basso dell’economia e della società basata sui principi originari dello sviluppo umano sembra oggi fantascienza. Il mondo ci sembra troppo complesso e dominato dalla prevalenza dell’ignoranza e delle fake news. Emergono però alcune innovazioni strutturali forti come la blockchain.

La blockchain è il sistema su cui si basa il Bitcoin, la valuta digitale che è assurta agli onori delle cronache recentemente. La blockchain è una tecnologia che registra le transazioni in modo permanente, in un modo che non possano essere cancellate successivamente, ma possano essere aggiornate solo in sequenza, in sostanza mantenendo una traccia storica senza fine.

Questa descrizione funzionale apparentemente semplice ha implicazioni notevoli. Infatti, è ingannevole pensare la blockchain esclusivamente come un libro mastro distribuito. Questo perché rappresenta solo una delle sue numerose dimensioni. È come descrivere Internet solo come una rete di computer o come una piattaforma editoriale.

La blockchain sovrappone ad internet un livello di trust (fiducia) e come tale ha il potenziale per fornire una piattaforma affidabile per lo scambio e il monitoraggio di molte diverse forme di valore su Internet, dall’identità, ai diritti di proprietà, dalle informazioni mediche, alle richieste di risarcimento e persino ai voti.

La blockchain rende superflua un’autorità centrale di verifica del Trust (come lo sono un governo o una istituzione finanziaria) della transazione. Questo crea delle opportunità per ridurre i costi e tende a innovare radicalmente i modelli di business in molti settori.

I sostenitori della blockchain sostengono che la fiducia (trust) dovrebbe essere libera, e non nelle mani delle forze centrali che la controllano in una forma o nell’altra (ad es. con le tasse, o con i diritti di accesso o con permessi). Sostengono che la fiducia (trust) possa e debba essere parte delle relazioni tra pari e che oggi questo sia possibile in quanto è la tecnologia che può farla rispettare.

La fiducia (trust) può essere codificata e calcolata come vera o falsa per via matematica, rafforzata com’è nella blockchain da una crittografia potente. In sostanza, la fiducia (trust) viene sostituita da prove crittografiche e la fiducia viene mantenuta da una rete di computer attendibili (nodi onesti) che ne assicurano la sicurezza, in contrasto con le singole autorità che viceversa creano sovraccarico o inutile burocrazia.

In un recente articolo Taleb sostiene che la blockchain (e bitcoin) renderà possibile la catallassi di Hayeck ovvero “un sistema auto-organizzativo di cooperazione volontaria”. Secondo Hayek “le istituzioni umane nascono dalle azioni umane, ma non sono il frutto dell’umano progettare: il linguaggio, il mercato e il diritto sono il frutto di un lungo processo evolutivo nel corso del quale le azioni intenzionali provocano continuamente effetti inintenzionali, dando vita a un ordine spontaneo”.

Hayek sosteneva che “tutte le informazioni relative ad un qualsiasi sistema sono necessariamente decentralizzate. qualsiasi economia centralizzata e pianificata, ossia decisa a tavolino da un individuo o da un gruppo di individui, i quali decidono la distribuzione delle risorse, è perdente in partenza, in quanto un unico individuo o un gruppo di individui, dall’alto della loro posizione centrale e centralizzata, non hanno abbastanza informazioni per creare un’allocazione ottimale delle risorse”.

Taleb va oltre:

In un dominio complesso, le competenze non si concentrano: sotto la realtà organica, le cose funzionano in modo distribuito, come Hayek ha dimostrato in modo convincente. Ma Hayek ha usato la nozione di conoscenza distribuita. Bene, sembra che non abbiamo nemmeno bisogno di quella cosa chiamata conoscenza perché le cose funzionino bene. Né abbiamo bisogno della razionalità individuale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è struttura.

Ecco perché Bitcoin è un’idea eccellente. Soddisfa i bisogni del sistema complesso, non perché sia una criptovaluta, ma proprio perché non ha un proprietario, nessuna autorità che possa decidere sul suo destino. È di proprietà della folla, dei suoi utenti. E ora ha una storia di diversi anni, abbastanza per essere un animale a sé stante.

Affinché altre criptovalute possano competere, hanno bisogno di avere una tale proprietà Hayekiana. Infine, Bitcoin passerà attraverso hick-up (singhiozzo). Potrebbe fallire; ma poi sarà facilmente reinventato come ora sappiamo come funziona. Potrebbe essere troppo volatile per essere una valuta, per ora. Ma è la prima valuta organica.

Quindi sulle prospettive innovative di un modello debole a valori forti ci sono parecchie prospettive confortanti, confortate da persone di indubbio valore come Sharmer e Taleb.

Però, “nel nuovo mondo dell’innovazione continua, in cui la velocità di apprendimento è diventata il nuovo vantaggio competitivo, abbiamo bisogno di modelli dinamici, non di piani statici”. Ed è qui che interviene l’approccio Lean di Ash Maurya:

La sfida di oggi non è la costruzione di più soluzioni, ma la scoperta continua di cosa costruire. E quando le cose non funzionano, scoprendo perché non hanno funzionato. Lo fai concentrandoti sui problemi prima delle soluzioni. Tuttavia, dobbiamo ancora stabilire e comunicare obiettivi e traguardi. Ecco dove entra in gioco la mappa della trazione.

Cos’è la trazione? La trazione è la velocità con cui un modello di business acquisisce il valore monetizzabile dai suoi utenti. La metrica di trazione corretta deve segnalare la crescita del modello di business. In altre parole, la trazione è l’output di un modello aziendale funzionante.

Il valore monetizzabile non è la stessa cosa delle entrate. Le entrate sono un effetto secondario della creazione di valore e non tutto ciò che è possibile da solo. Al fine di far crescere il tuo modello di business, devi scoprire le attività chiave che i tuoi utenti fanno come indicatori guida per le entrate future. Questo è il concetto di valore monetizzabile

Quindi un modello di business Lean fatto di costruzione e scoperta continua, monetizzabile, basato su valori forti e su una comunità capace di costruire un sistema auto-organizzativo di cooperazione volontaria ha una prospettiva di diventare un modello di business di successo replicabile in altri contesti e facilmente governabile.

Un modello nel quale le azioni intenzionali provocano continuamente effetti inintenzionali, dando vita a un ordine spontaneo, un modello in cui il trust tra i componenti sia forte e misurabile. Un modello come quello che costruiamo e adattiamo ogni giorno io e le persone con cui collaboro, un modello che funziona bene sia a livello locale che internazionale.

Photos credit: istolethetv – cobbler; O. Scharmer; Ash Maruya.

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